CARCERI. CABIBBO (FI): VISITA A PN, PRESTO IL GARANTE PERSONE DETENUTE
(ACON) Trieste, 23 set - "In vista dell'imminente avvio da
parte del Comune di Pordenone dell'iter per l'istituzione e la
nomina del Garante dei diritti delle persone private della
libertà personale, con Guglielmina Cucci, assessore comunale a
Pordenone e presidente dell'Ambito del Noncello, ho visitato la
casa circondariale di Pordenone alla presenza del dirigente
comunale alle politiche sociali, Simone Zanin". Lo rende noto
Andrea Cabibbo, capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale.
"Nell'incontro con il direttore dell'istituto penitenziario della
destra Tagliamento, Leandro Salvatore Lamonaca, che da alcuni
mesi è stato incaricato di seguire anche la casa circondariale di
Treviso - precisa Cabibbo -, sono stati affrontati diversi temi
sulla situazione attualmente esistente a Pordenone. Il problema
principale continua ad essere il sovraffollamento del carcere,
una questione nazionale, considerato che sono 20mila i detenuti
in più rispetto alla capienza degli istituti. Nel caso di
Pordenone, in attesa dell'apertura del carcere a San Vito al
Tagliamento (prevista per la primavera), che garantirà una
capienza di 300 unità, ci sono attualmente 54 detenuti a fronte
dei 34 regolamentari, mentre persistono i problemi di
sottodimensionamento della polizia penitenziaria con gli agenti
costretti a turni massacranti".
"Circa il 50% dei detenuti in loco è composto da stranieri, così
come si avvicina alla metà del totale il numero di persone in
attesa di giudizio. Il 30% della popolazione carceraria -
dettaglia ancora il forzista - ha problemi legati alla
tossicodipendenza e si confida nella nuova legge, fortemente
sostenuta da Forza Italia, per l'espiazione della pena da parte
di persone con problemi di droga in apposite strutture e
comunità, con percorsi di cura e recupero".
"Il carcere - si legge nella nota congiunta di Cabibbo e Cucci -
non può e non deve essere solo la sede dell'espiazione della
colpa. Il suo ruolo, previsto dalla Costituzione, è la
rieducazione del condannato ed è necessario avviare percorsi di
formazione e acquisizione di nuove competenze, finalizzati al
reinserimento nel tessuto sociale e nel mercato del lavoro. Se
una persona esce senza una prospettiva concreta, lo spettro della
recidiva diventa incombente. Questo è il tema centrale: lavorare,
tutti assieme, affinché chi esce dal carcere sia messo nelle
condizioni di non tornarci".
"Un luogo di detenzione deve sempre rispettare la dignità della
persona e preparare al ritorno nella società. La pena deve essere
scontata, ma durante la detenzione bisogna costruire le
condizioni affinché, una volta fuori, la persona possa ripartire.
Parliamo di reskilling e upskilling perché il punto è molto
concreto: una persona detenuta deve poter uscire dal carcere con
qualcosa in più rispetto a quando è entrata, in termini di
competenze, responsabilità e possibilità di trovare
un'occupazione. Nel caso di Pordenone, ci sono corsi
professionalizzanti in edilizia, cucina, per diventare barbieri,
percorsi attivati con gli enti del terzo settore e altre attività
con agenzie del lavoro e anche con l'Azienda sanitaria. Con il
nuovo carcere - così ancora Cabibbo - sarà, inoltre, possibile
attivare convenzioni con aziende private per far lavorare i
detenuti all'interno della struttura".
Il forzista esprime quindi "vicinanza e gratitudine a tutti
coloro che lavorano all'interno dell'istituto", dalla Polizia
penitenziaria agli educatori, dal personale amministrativo agli
operatori sanitari e a tutte le altre professionalità impegnate
quotidianamente nella gestione della struttura: "È un lavoro
complesso, che richiede professionalità, equilibrio e grande
senso di responsabilità. Per questo vogliamo ringraziare, uno per
uno, gli operatori che abbiamo incontrato e, più in generale,
tutte le persone che ogni giorno fanno funzionare il carcere".
Infine, sul rapporto con il territorio e le istituzioni locali
sottolinea "l'imminente istituzione del Garante delle persone
private della libertà personale. È un presidio importante per la
tutela delle persone detenute e per rafforzare il dialogo tra
istituto penitenziario, istituzioni e comunità. Lo sforzo di
tutti deve andare nella direzione di garantire l'esecuzione di
pene rapide e certe, ma anche una condizione del detenuto che pur
privato della libertà, non sia mai privato anche della dignità".
ACON/COM/rcm