SALUTE. LIGUORI (PAT-CIV): MEDICI IN FUGA, FVG TRATTENGA CHI PUÒ RESTARE
(ACON) Trieste, 3 ott - "I numeri diffusi da Anaao Assomed
devono far riflettere, soprattutto in Friuli Venezia Giulia. Il
nostro è infatti tra i territori nei quali il fenomeno delle
dimissioni dei medici risulta particolarmente significativo
rispetto ai pensionamenti".
Così in una nota la consigliera regionale Simona Liguori (Patto
per l'Autonomia-Civica Fvg) commentando i dati dello studio Anaao
Assomed sulla demografia dei medici ospedalieri.
"Nel 2025 - indica Liguori riportando i dati dello studio - in
Italia le dimissioni volontarie dei medici ospedalieri hanno
raggiunto 3.767, superando i 2.876 pensionamenti. In 12 regioni
su 20 le dimissioni hanno superato i pensionamenti e tra le
situazioni più marcate viene indicato anche il Friuli Venezia
Giulia".
"Il dato che più deve far riflettere - sottolinea la consigliera
regionale - è che non si tratta semplicemente di medici che
arrivano alla fine della loro carriera. Secondo l'indagine, l'età
media di chi lascia il Servizio sanitario pubblico è intorno ai
48 anni: professionisti nel pieno della maturità professionale,
con esperienza e competenze che il sistema non può permettersi di
perdere".
"Secondo Anaao Assomed - continua Liguori - nel 2025 per ogni 100
medici assunti a tempo indeterminato, 43 hanno presentato le
dimissioni e 77 sono complessivamente usciti dal sistema
pubblico, considerando anche pensionamenti e altre cause. Questi
numeri ci dicono che non è sufficiente parlare di nuove
assunzioni se contemporaneamente perdiamo professionisti che già
lavorano nel nostro sistema sanitario. Il problema non è soltanto
quanti medici entrano, ma anche perché alcuni scelgono di uscire".
"Un ulteriore elemento di attenzione - prosegue l'esponente dei
civici - riguarda la medicina territoriale, dove si stanno
manifestando alcune situazioni di professionisti che, pur avendo
ancora la possibilità di proseguire l'attività, stanno valutando
di lasciare il servizio anche in relazione ai nuovi assetti
organizzativi nelle Case di Comunità. È un aspetto che merita di
essere letto e considerato perché quando un professionista che
potrebbe continuare a lavorare valuta di interrompere l'attività,
è necessario interrogarsi anche sull'impatto delle modalità
organizzative adottate".
"Il quadro che emerge - conclude Liguori - ci consegna una
pesante eredità della gestione Fedriga-Riccardi per quanto
riguarda il personale sanitario che deve fare i conti con carichi
di lavoro, difficoltà organizzative e una crescente fatica a
rimanere nel sistema pubblico".
ACON/COM/rm