MATERNITÀ. CAPOZZI (M5S): OSTETRICHE SUPPORTO CHIAVE IN FASE DELICATA
(ACON) Trieste, 8 ott - "Non possiamo pensare che il percorso
della maternità finisca con il parto. È proprio dopo il parto
che, per molte donne, comincia invece una fase completamente
nuova e spesso difficile da affrontare. Non possiamo chiedere
alle donne di mettere al mondo dei figli e poi lasciarle sole a
gestire le difficoltà della maternità. Non possiamo chiedere più
nascite e contemporaneamente tollerare servizi insufficienti,
solitudine, precarietà e assenza di supporto psicologico". È il
pensiero, raccolto in una nota, della consigliera regionale
Rosaria Capozzi (Movimento 5 Stelle), a margine della
partecipazione a Udine, nella sala convegni della Casa della
Contadinanza, a un incontro pubblico promosso dall'Ordine delle
Ostetriche di Udine e Pordenone, presieduto da Patrizia Milia,
durante il quale ha portato la sua testimonianza anche la
scrittrice e ostetrica Verena Schmid (autrice del volume "Nel
giardino segreto").
"La maternità - aggiunge l'esponente pentastellata - non può
costituire una responsabilità lasciata unicamente sulle spalle
delle donne. Come la maternità non è una questione privata da
scaricare sulle singole famiglie: è una questione sociale e
politica".
"In occasione della Settimana dell'allattamento - suggerisce
Capozzi - dobbiamo avere il coraggio di guardare alla maternità
per quello che realmente è: non solo un evento fisiologico, ma un
passaggio profondo della vita di una donna, capace di generare
emozioni, paure, insicurezze e fragilità che non possono essere
ignorate. E proprio da qui deve partire una riflessione politica
precisa: non possiamo continuare a chiedere alle donne di
diventare madri senza costruire intorno a loro una rete di
sostegno adeguata".
"La gravidanza - rimarca ancora Capozzi - viene ancora oggi,
troppo spesso, raccontata attraverso un modello stereotipato: la
donna deve lavorare fino all'ultimo, affrontare il parto, tornare
rapidamente alla propria occupazione e riprendere in mano la
propria vita, come se nulla fosse accaduto. La realtà, però, è
molto più complessa. Ci sono donne che vivono la gravidanza con
serenità e altre che attraversano momenti di profonda fragilità.
Ci sono donne che hanno una rete familiare sulla quale contare e
altre che sono completamente sole. Ci sono donne che possono
permettersi di chiedere aiuto e altre che non hanno né gli
strumenti economici, né quelli sociali per farlo. Troppo spesso
queste fragilità vengono vissute con un senso di colpa, quasi
fossero gravi mancanze da nascondere".
Secondo l'esponente del M5S "questo modello deve cambiare. Se la
politica vuole affrontare seriamente il problema della
denatalità, non può limitarsi a chiedere alle donne di fare più
figli. Deve creare le condizioni perché una donna possa scegliere
di diventare madre senza sentirsi abbandonata proprio nel momento
in cui è più vulnerabile. La natalità non si sostiene con gli
slogan: si sostiene con i servizi, il lavoro, il welfare, il
sostegno alla genitorialità e, soprattutto, garantendo una sanità
territoriale capace di accompagnare la donna nel tempo".
"Per questo motivo - conclude Capozzi - è fondamentale rafforzare
il supporto psicologico durante la gravidanza e nel periodo
successivo al parto, valorizzando maggiormente la figura
dell'ostetrica. La presenza delle ostetriche nelle Case della
Comunità deve diventare una parte concreta della rete
territoriale: un punto di riferimento vicino alle donne, alle
famiglie e ai nuovi genitori. Il nostro determinato impegno,
ovviamente, continuerà a essere rivolto in questa direzione".
ACON/COM/aa